Messaggio:
DIARIO DI VIAGGIO: E’ domenica mattina. Scosto i tendoni che oscurano la parete a vetri dell’Ammon Hotel ed il cielo blu ed oro di Amman irrompe come una cascata di luce nella stanza. Fuori l’aria è tersa e frizzante. Il pullmino che ci scarrozzerà per tutto il viaggio ci aspetta con il nostro bravo autista Gihal e la nostra validissima guida Ibrahim. Mi accorgo subito che non ho motivo di preoccuparmi per la mia scarsa conoscenza del mondo giordano: Ibrahim, con il suo ottimo italiano, assolve egregiamente il compito di guida storico-artistica-ambientale. E’ subito all’opera mentre ci dirigiamo verso la prima meta del nostro viaggio: il castello di ar-Rabadh, che, appollaiato sul cocuzzolo di un monte, domina un panorama spettacolare sulla valle del Giordano, le alture del Golan e su vaste pinete nella zona di Ajlun. Gli occhi assorbono le immagini del paesaggio, l’immaginazione e la fantasia galoppano a ritroso nei secoli per ricostruire e rivivere la storia che si va dipanando attraverso il racconto puntuale di Ibrahim. Ai piedi della rocca di Ajlun si spiega un paesaggio tutto ocra, macchiato dal verde argenteo degli ulivi e dai pennacchi scuri di pini e cipressi. Qualche pennellata di giallo e viola ricama il verde brillante di piccoli tasselli erbosi davanti alle case bianche sparse sui fianchi delle colline. Scendiamo per una strada ripida e tortuosa e ci ritroviamo tutti ad ammirare il grandioso arco di Adriano, porta di ingresso dell’antica città romana di Gerasa. Lo oltrepassiamo ed è tutto un susseguirsi di scavi, di cantieri di restauro, di straordinari resti monumentali. La piazza ovale del Foro, il grandioso teatro sud dall’acustica perfetta, le vie colonnate, i templi, il mercato, costituiscono un insieme unico e suggestivo. Fra le antiche rovine e sui colli ondulati che le sovrastano verdi prati brillanti screziati dal rosso scarlatto di miriadi di anemoni creano contrasti di luci e colori indescrivibili. Fra gruppi di turisti che sciamano e si disperdono in questo immenso quadro, ci avviamo al nostro primo “banchetto giordano”. Il ristorante è a due passi fuori le mura, e qui, fra aromi speziati e le nubi ondeggianti del fumo dolciastro dei narghilè, assaporo la ricca e gustosa cucina araba. La nostra prima giornata in Giordania si conclude con il rientro anticipato ad Amman, che permette ad un gruppo di noi una passeggiata fuori programma nel quartiere diplomatico della città. Lunedì 26 febbraio. Ci aspetta una mattinata sul Mar Morto. Dagli oltre 700 metri di altitudine di Amman scenderemo ai 400 metri sul livello del mare, in questa fossa geologica unica al mondo. La strada costeggia aride colline disegnate da una ragnatela di sentieri e viottoli, con piccoli campi terrazzati coltivati ad olivo. Sui cocuzzoli delle alture si profilano villaggi e casolari bianchi. Mano a mano che si scende si intravedono nella foschia la macchia argentea del Mar Morto ed il profilo delle montagne israeliane, sospese nel cielo perlaceo. C’è qualcosa di inquietante e magico nell’insieme. Ibrahim ci segnala la città di Gerico, macchia chiaro-scura al di là del Giordano. Ora la strada corre in piano, fiancheggiata da due filari di acacie, oltre i quali campi di banani si alternano ad olivi, aranci e campi di verdure. Poi il deserto: accampamenti di zingari e di beduini si confondono nell’ocra spoglio della sabbia. Greggi di pecore e capre brucano invisibili fili di erba secca fra i sassi. Un improvviso sventolio di bandiere fra alte palme ci segnala il primo stabilimento balneare sul mare. Lo superiamo e poco dopo arriviamo al Dead Sea Spa Hotel, meta della nostra escursione. Ibrahim ci guida alla terrazza sul mare del grosso complesso e ci dà appuntamento per il pranzo alle 12.30. La mattinata è tutta nostra! L’esperienza di un bagno nel Mar Morto l’avevo già vissuta anni fa in Israele, ma era stato un brevissimo “assaggio”. Ora ho ben tre ore per divertirmi! Ed è veramente esilarante galleggiare come un tappo di sughero sull’a |